"Qui il corpo si è fatto antenna e soglia, interrogazione aperta più che risposta: un organismo che si distanzia da qualsiasi forma di
rappresentazione umana tradizionale, declinando un processo di decostruzione e reinvenzione a partire dai propri limiti e vulnerabilità.
Nello spazio vibrante dell’Almagià, il gesto si è dilatato e assottigliato, si è trasformato in paesaggio, in piega, in crepa temporale.
[...] Questa indagine si è dispiegata all’interno di un habitat non solo fisico ma relazionale e temporale, un luogo in cui il corpo è divenuto
territorio da attraversare senza possesso, spazio d’incontro tra forze visibili e invisibili.
In ULTRAUMANO, la materia del gesto si è fusa con la texture ambientale, generando un paesaggio mutante e organico, quasi un organismo in sé.
Qui la distinzione tra interno ed esterno si è dissolta, lasciando emergere una coabitazione fragile e dinamica, in cui
il confine tra umano e altro-da-umano si è fatto incerto, labile.
Il corpo, più che abitare uno spazio, si è lasciato abitare da esso, in un continuo scambio di significanti e significati,
rimandando a una topologia fluida del sé, che richiama la pratica della danza contemporanea come esperienza di attraversamento,
metamorfosi e accoglienza dell’alterità."
Michele Pascarella [ www.gagarin-magazine.it - 06/2025 ]