"[...] L’incipit di Beyond va decifrato come la prosecuzione di un discorso imperniato sul segno grafico e la sua manipolazione. Una linea bianca, presa per un punto,
viene sollevata lentamente da terra, quasi tirata, ritorna poi al suo solco originario per essere nuovamente afferrata. Una linea bianca fluida e piatta si
fa rigida come il braccio di un compasso e va a sondare tridimensionalmente lo spazio in tutte le direzioni. Sembra di assistere a quella “metamorfosi del vuoto”,
formula che Galli utilizza per definire il suo progetto sulla liquidità e la presenza, ad un processo di mutamento e di evoluzione che investe la linea retta
per plasmarla e sottoporla ad una curvatura con cui i suoi estremi si congiungono in una cerchio. Questa creazione non a caso accoglie il risultato del
tragitto artistico tracciato fin qui da Galli, il punto di arrivo di una progressiva smaterializzazione della figura geometrica, nello specifico del quadrato.
Dopo aver adottato la figura del quadrato nei precedenti lavori, prima cubo, poi riquadro di pluriball in "O / proiezione dell’architettura ossea" e di luce
in "Jupiter", dove si contempla la sovrapposizione del quadrato e del cerchio, in "Beyond" si approda alla curva di Bézier. Le linee spezzate, materializzate
in bacchette bianche sottoforma di indicazioni di movimento, agite singolarmente e tenendo conto di un radicamento al suolo dai tre performer nel precedente
frammento vengono qui ricongiunte e spinte verso l’alto dal materiale di movimento di tre danzatrici che creano attraverso triangolazioni vitruviane
agglomerati sferici e circolari di linee secondo un metodo di accumulazione e moltiplicazione.
La dimensione scientifica della poetica di Galli va a
delineare un microcosmo imperturbabile, come se l’intera creazione fosse collocata in una teca di vetro, in un ambiente asettico, in uno spazio lontano
e rarefatto rispetto al quale lo spettatore deve mantenersi distante e dovrebbe avere una visione perfettamente centrale secondo le intenzioni dell’artista.
Per la creazione del contesto sonoro sono state adottate le musiche del film "2001: Odissea nello spazio" che insieme all’omonimo romanzo di Arthur Clarke
ha rappresentato per l’artista ferrarese un punto di ispirazione anche a livello di costruzione drammaturgica, in particolare il ritmo costante e lento
e la circolarità delle scene."
Andrea Scappa, Maria Elena Curzi e Lara Eva Stasi [ "Appunti Coreografici" - Roma DNA 2014 ]