"Il nuovo lavoro di Nicola Galli Diluvio
ragiona per contrappassi rispetto al suo stesso percorso, misurandosi per contrasto con un tratto gestuale
scuro, grave, quasi dolente ma che ci porterà alla fine a una liberatoria partecipazione dentro l’opera, a una sua resurrezione. Forse il lavoro più
spirituale dell’artista di stanza a Ravenna, forgiato da una propensione alla dimensione collettiva del rito dove il mistero incontra tracce di esoterismo
contemporaneo, una sorta di sincretismo tra antiche tradizioni e la tecnologia, una deviazione che ci riporta ai giorni nostri, quelli dopo il diluvio
(per citare Pasquale Panella), quasi un neopaganesimo compendiato da utensileria varia, compresi oggetti naturali, sigilli o campane, materiali che si
lasciano levigare tra il suono e il rumore in una iniziazione molto vicina al rave.
[...] Lavoro coraggioso che attinge nel grande contenitore del contemporaneo, ne sfrutta le intuizioni e mostra una rara intelligenza nel mettersi in gioco,
rovesciando le aspettative."
Paolo Ruffini [ www.liminateatri.it - 07/2026 ]