"[...] Suoni siderali guidano la danza di Nicola Galli che, nelle cinque differenti simulazioni di
approdo su Marte, crea una grammatica gestuale capace di spiazzare lo spettatore:
visioni simili a feti alieni, movenze al limite della gravità, coreografie che richiamano il movimento
degli insetti e danze possibili solo in un ambiente acqueo compongono l’immaginario di MARS
evocato dalla corporeità del performer stesso."
Camilla Fava [ "Kilowatt Festival - Su un altro pianeta" - www.stratagemmi.it ]
"[…] Ciascuna didascalia introduce una “simulazione”, ovvero un tentativo di ambientamento che Galli
- un costume che rimanda all’iconografia della fantascienza anni Settanta-Ottanta - traduce in
coreografie astratte ed elastiche che, nondimeno, tradiscono un sentimento di angoscioso spaesamento.
Quell’estraneità del danzatore/esploratore/ricercatore, rigoroso e inappuntabile, che, nel finale,
si rivela nella struggente confessione di una lontananza senza conforto, accentuata da O solitude di Purcell.
Maestria tecnica unita a curiosa e limpida sensibilità."
Laura Bevione [ Hystrio Magazine ]
"[…] Il movimento del performer si differenzia di stadio in stadio, facendo intuire al pubblico
la differenza tra crateri, pianure e canyon, tracciando una mappa aliena possibile solo grazie
a un incredibile controllo del proprio corpo, che a tratti sfiora un virtuosismo al tempo
stesso esasperato e commovente.
Performer e regista dell’allestimento da lui stesso di
volta in volta modificato, Nicola Galli si aggiudica grazie alla meticolosità della messa in scena
- che si intuisce essere fedele alla sua forma ideale - un’aura da enfant prodige: ha saputo
imprimere nei suoi spettatori un’aspettativa curiosa per le creazioni future."
Irene Buselli - Marta Cristofanini - Matteo Valentini [ www.locacritica.com ]
"[…] Risulta particolarmente curioso e accattivante che un giovane danzatore si ispiri,
per il proprio lavoro coreografico, al pianeta rosso, riuscendo a ottenere –
con una mirabile fusione di linguaggi, dalla danza al gioco di luci, da un uso
significante di suoni e rumoristica al teatro d’ombre, fino al video pseudo-documentaristico – una
performance piacevole alla vista e ai sensi, in grado di coinvolgere il pubblico in un viaggio
verso le atmosfere di Marte.
Nicola Galli, oltre a utilizzare con intelligenza vari mezzi espressivi che si coniugano
in un discorso artistico unitario e coerente (non sommandosi in posticce prove multimediali o multidisciplinari),
usa al meglio le proprie potenzialità come danzatore riuscendo a interpretare con il proprio corpo
– umano – le asperità di una natura ancora selvaggiamente primordiale, siderale eppure
apparentemente arroventata (come immaginiamo essere il pianeta rosso).
Tanti i rimandi all’universo filmico ma ancora di più le idee originali
di Galli che dimostra di essere un danzatore sensibile e intelligente, in grado di
evocare e interpretare, con un pizzico di autoironia – che non guasta, anzi conquista."
Simona Maria Frigerio [ teatro.persinsala.it ]
"[…] Un allestimento intelligente, elegante, capace di incuriosire. Una rivisitazione evoluta de L'uomo caduto sulla Terra.
"
Beatrice Iasiello [ www.rumorscena.com ]