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Art is Present: Nicola Galli

Written by Giovanni Bertuccio
Published on www.artispresent.it [May 2016]


In principio fu "Io sono qui". Da lì la ricerca del tuo posto nel mondo?
Sicuramente, questa installazione urbana nasce da una volontà di studio personale. Decisi di collezionare spazi di transizione, seriali e anonimi, capaci di esistere in una geografia liquida composta da traiettorie. In valigia portavo sempre macchina fotografica e un rotolo di pvc adesivo rosso fiammante, in attesa di attraversare uno di questi spazi e marchiarlo. Successivamente ho composto una mappa per concludere questo percorso.
A distanza di 5 anni questi luoghi si sono modificati, alcuni hanno perso il punto adesivo, logorato dalle intemperie o strappato interamente con il manto stradale sostituito da un lastricato nuovo; tuttavia alcuni spazi protetti e architettonicamente immutati mantengono ancora il punto rosso. In una galleria sotterranea qualcuno con una bomboletta spray viola ha disegnato un altro punto, in opposizione al mio.

Diagrammi, corpo, visione cosmica e letteraria. La ri-scoperta del Rinascimento nelle tue opere si fa simbolo di..?
Del Rinascimento mi affascina la visione prospettico-geometrica e il ruolo dell'uomo nell'universo. Questi due elementi sono centrali nella mia ricerca, in una costante mutazione che si nutre della simbologia pittorica e musicale per approdare a nuovi orizzonti che conservano quel primordiale equilibrio cosmico; uno sguardo panoramico sul corpo terrestre, posto in relazione alla dimensione celeste.

Fra Atletica e Barocco, la stilizzazione del movimento e la ricerca di forme pure.
La formazione agonistica e l'attitudine razionale hanno plasmato il mio pensiero legato alla geometria, applicato concretamente alla scrittura coreografica e alla costruzione scenica. Il processo creativo nasce dalle linee rette e angolari nutrendosi di nitidezza e definizione, si arricchisce di dettagli e cerca uno stravolgimento verso la linea curva fino ad insinuarsi nelle zone più opache del corpo per porsi in un'armonia dei sensi, invertendo il principio della messa in forma.

Il Corpo significante. Ovviamente mezzo ma non solo corpo, Che posto occupa l'uomo all'interno delle tue creazioni?
Percepisco la scena come un luogo paritario, dove la luce e il suono hanno la stessa materialità di un corpo umano. L'amore per le proporzioni e la geometria creano una scena a misura d'uomo dove lo spazio diventa abitabile e fluido, plasmato dagli elementi che vi accedono.
L'uomo è ospite di questo sistema, pioniere e preda; i danzatori stessi sono chiamati a scoprire questo territorio sconosciuto. Salvarsi da questa selva significa svestirsi della centralità soggettiva per incoronarsi porzione, a volte margine, di qualcosa di più grande.

Quanto è importante conoscere il passato storico-artistico per un artista oggi, secondo te?
Il passato storico e artistico sono innanzitutto un patrimonio dunque una responsabilità di tutta la comunità. Trovo personalmente nutrimento dal passato: mi permette di leggere ciò che osservo e collocarmi in quel breve periodo della mia esistenza all'interno di una linea temporale secolare. Colui che fruisce e colui che crea sono legati da questa responsabilità, in quanto guardiani di un tesoro ricco di dignità spirituale.

Jupiter and beyond: Le posture del corpo, sopratutto nel solo iniziale ma anche per tutto lo spettacolo, sono "tracce" di un'idea?
La creazione JUPITER AND BEYOND è un costante respiro di buio e luce nel quale gesti e forme pure formano una trama di ripetizioni e riprese. La traccia che lascia è un iniziale principio di mutazione, dove si inaugura nella quadratura e nella linea retta un processo sotterraneo di curvatura e resilienza. Per questo la creazione resta ruvida e selvatica, quasi incapace di accogliere lo sguardo dello spettatore.

Silenzio, lentezza, cosmologie, armonie vitruviane. Oltre Giove cosa hai trovato?
L'intensa gravità del pianeta Giove ha innescato il progetto planetario, indirizzandomi verso altri due pianeti del sistema solare: Venere e Marte.
Il processo di creazione si nutre di lentezza e tempi naturali dove il silenzio colma la vastità di questi spazi. Oltre Giove c'è uno spazio nero, astratto, un'impalpabile esplosione di una supernova lontana il cui nucleo collassa nello spazio-tempo.

Jupiter and beyond + Venus: I capelli. fare, in Jupiter, dis-fare, in Venus, la treccia è metafora di..?
Il simbolo dell'intreccio, presente in JUPITER AND BEYOND e in VENUS, implica un'abilità manuale, una duttilità che l'uomo ha appreso. Questo elemento nasce da un passaggio del romanzo "La sentinella" di Arthur C. Clarke (testo ispiratore per il film "2001: Odissea nello spazio" di S. Kubrick) che ho letto durante la fase iniziale di ricerca: una scimmia, di fronte alla vibrazione del monolite di cristallo lucente, raccolse un sottile filo d'erba e con dita goffe creò un nodo, il primo nodo creato nella storia dell'uomo.
Quest'immagine mi colpì profondamente e unita alla lunga chioma di Alessandra Fabbri, danzatrice in entrambe le creazioni, ha dato vita a questi elementi scenici: la treccia di capelli, il filo di canapa ludicamente intrecciato, la manipolazione del solido bianco irregolare.

Venus: Come si col-legano sfere che cadono, acqua e la danza rituale con Venere?
VENUS è una creazione ermetica, fredda, che esplora senza contrasti la figura geometrica del cerchio attraverso l'esercizio. All'interno di questo sistema alcuni elementi sfuggono in questa linearità, come la sfera che rotola sulla scena o il deflusso d'acqua che cadendo sulla superficie bianca si sparge intorno. Questa intrusione senza controllo nel disegno formale termina nel movimento che perde armonia e nitidezza: si innesca così un vortice ellittico alimentato dal suono dei tamburi dove il corpo coglie una vibrazione primordiale, una rivolta vertebrale.